Mike, perchè non lasciare con “allegria”?

25 marzo 2009 alle 21:53 | Pubblicato in TV e Media | Lascia un commento

Nella bufera per la fine del rapporto lavorativo fra Mediaset e Mike Bongiorno, ieri impegnato in un’altra comparsata per la “concorrenza” nella puntata di X-Factor strapazzata dalla finale di Amici, un commento è passato inosservato, quello di Michele Serra su Repubblica. Il celebre corsivista ha dedicato al decano della tv italiana un breve pezzo che si concentra, senza buonismo, su un dato che in molti, probabilmente per rispetto o timore reverenziale, hanno evitato di sottolineare.

Ve lo ripropongo integralmente, convinto che possa riaprire il dibattito sulla questione in un’ottica “diversa”, pur nella massima considerazione dello storico conduttore.
mike-bongiorno


Nel profluvio di cronache e commenti relativi all’interruzione del rapporto di lavoro tra Mike Bongiorno e Mediaset, colpisce un’omissione quasi unanime: l’anagrafe. Buongiorno Michele è nato nel maggio del 1924, e dunque sta per compiere felicemente 85 anni. A quell’età, se si è fortunati, è possibile scrivere con lucidità (Montanelli lo fece ben oltre i novanta), o dipingere (Picasso) o recitare in teatro (Franca Valeri): naturalmente scegliendo, a tutela di se stessi, ritmi e toni giusti. Ma è anche possibile non avere più quell’energia fisica e quella prestanza quotidiana che sono richiesti a un conduttore televisivo, che fa uso del proprio corpo e del proprio volto quanto del proprio intelletto.
Forse si ritiene che sia irrispettoso farlo notare. Ma a me pare irrispettoso il contrario, e cioè fingere un’eternità catodica mezzo macabra e mezzo cinica, che celebra l’inverno della vita come forma di show: alcuni recenti spot Fiorello-Mike giocano decisamente sul mite affievolirsi della presenza scenica di Bongiorno, curvo e svagato.
Cinema e letteratura sanno e possono raccontare la grandezza del declino, la televisione no: le sue luci eccessive e burine (specie quelle di Mediaset) sono troppo stentoree per rispettare la trama di rughe, sfumature, assenze che rende poetica la vecchiaia. Beato chi ha, per i suoi ultimi anni, un orto da coltivare o un silenzio da conquistare.

Se solo avessimo il coraggio di riconoscere i nostri limiti, aggiungo io, forse cambieremmo veramente il mondo. Non credete?

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