Donne sull’orlo di una crisi di nervi

1 marzo 2009 alle 16:05 | Pubblicato in In Italia, Politica | Lascia un commento

morattiSembra strano, ma davvero nella vita può accadere di tutto. Può anche accadere che una donna, ministra della Repubblica, faccia una riforma, quella della scuola, che la sponsorizzi a go go (in alcuni punti giustamente, in altri meno), la faccia applicare, con tanto di rivoluzioni formali e sostanziali.

Accade poi, dopo un quinquennio, che un’altra donna, sempre ministra dello stesso identico colore politico, faccia un’altra riforma, la sponsorizzi con enormi panzane mediatiche, et voilà, finisca per distruggere tout court i pilastri fondanti della riforma precedentemente fatta dalla sua collega.

Con la riforma Gelmini, infatti, i tagli del governo sulla scuola cancellano uno dei pilastri della riforma Moratti: quella delle tre “I” (Inglese, Impresa, Internet o Informatica).

Dal prossimo anno scolastico, infatti, gli insegnanti della scuola elementare (ora primaria) e della media (secondaria di primo grado) dovranno fare i salti mortali per aprire il mondo delle conoscenze informatiche ai propri alunni.

Il taglio delle cosiddette compresenze nella scuola primaria e la riduzione delle ore di Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado renderà quasi impossibile l’insegnamento dei primi fondamenti di Informatica e Internet a bambini e ragazzini.

Non sembrano essere bombe demagogiche, tant’è che la conferma arriva dallo stesso ministero dell’Istruzione, che in questi giorni ha aperto una finestra di dialogo sulla riforma con genitori e insegnanti.

Le Faq (frequently asked questions, le domande poste frequentemente) presenti nel sito del ministero mostrano che genitori e insegnanti sono piuttosto confusi. “Con il taglio delle compresenze, mio figlio potrà continuare a fare il laboratorio di Informatica?”, si chiede un genitore.

gelminiL’ingenua domanda posta ai tecnici ministeriali sollecita una risposta quanto meno inaspettata. “La riduzione delle ore di compresenza – si legge nella Faq numero 23 – comporterà qualche riassetto organizzativo (…) Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario”.

E tutto il bailamme sulla scuola delle tre “I”?

Eppure, l’Europa ci chiede di puntare sull’Informatica. Nel 2000 il Consiglio europeo di Lisbona fissò l’ambizioso obiettivo di trasformare quella del Vecchio continente “nell’economia più dinamica e competitiva del mondo”.

Tra le tante cose da fare per centrare l’obiettivo occorre che “ciascun cittadino sia in possesso delle competenze necessarie per vivere e lavorare nella nuova società dell’informazione” e che “tutti i docenti entro la fine del 2002 possiedano le competenze necessarie per l’utilizzo di internet e delle risorse multimediali” (“Una società dell’informazione per tutti”, documento adottato dalla commissione Ue il 25 maggio 2000).

Per la verità, l’Italia si è mossa per tempo. Per dotare infatti le scuole di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (le Tic) e per formare i docenti, tra il 1997 e il 2003, sono stati investiti 1.341 miliardi delle vecchie lire (pari a quasi 700 milioni di euro) che a questo punto rischiano di trasformarsi in una spesa inutile.

Una delle tante, se non si chiuderà una volta per tutte la stagione dello smantellamento a tutti i costi degli impianti normativi esistenti da parte dei ministri che si succedono, tutti colpiti da inaspettato daltonismo tale da non consentire nemmeno di guardare ai provvedimenti del loro stesso colore politico.

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